I PRESENTATORI

GLI ARTISTI

ARTURO FIESTA CIRCO
Cevo, Valle Camonica, 18 luglio

Io non so esattamente cos’è l’Arturo Fiesta Circo. Sono stato spettatore dell’avvenimento e lo sono tutt’ora. Più che altro suonavo in bagno. L’unica cosa, musicalmente parlando, che mi sento di dire è che per me il bluesman è sempre stato un cantastorie. Un giorno a qualche suonatore di blues le cinque note della pentatonica non sono più bastate ed ha inventato il jazz. Personalmente credo di non fare niente di innovativo. Continuo una tradizione. Del bluesman mi ha sempre affascinato la vocazione al racconto di una storia, di una giornata particolare. Del jazz mi ha sempre affascinato la visione surreale dei colori che, spesso, mi fanno pensare ad un bicchiere vuoto e ad un portacenere pieno. Trovo che alcuni chansonniers francesi ed alcuni italiani abbiano saputo fare una buona sintesi di queste due fotografie. Suonavo in bagno quando il Ciania (Fabio Giussani, batteria e percussioni, n.d.r.) mi ha detto che voleva provare a musicare alcuni brani che avevo scritto. Avevo i miei bei temporali nella testa in quel momento. Ho accettato per educazione e per stima verso questo giovane uomo così educato e per bene. Mi è sembrato subito un uomo d’altri tempi ed io amo il cuore antico delle cose. Con lui c’era anche Davide (Borin, n.d.r.), giovanissimo bassista e in seguito si sono aggiunti Giuseppe (Magnelli, chitarra, n.d.r.), Sara (Denova, pianoforte, n.d.r.) e Armando (Illario, fisarmonica, n.d.r.). Il Circo è nato così. I dettagli poi sono cose che spesso mi perdo. Il ricordo è una bestia strana, cambia colore e tonalità in ragione del tempo trascorso. Quelli del Circo mi chiamano zio. Perché sono più grande di loro. Non sono tanto vecchio. Certe volte mi sembra di avere sei anni, certe volte mi sembra di averne cento. Ma questo con il Circo non c’entra. Considero il circo la mia personalissima orchestra portatile per cui quando non ho voglia di suonare da solo questi ragazzi mi tengono compagnia. Nel 2008 è uscito il nostro primo disco, Distratto a Sud, registrato live in un’unica ripresa. A questo punto una presentazione come si deve dovrebbe sfociare con un qualcosa di pratico, che ne so, la definizione di una cultura musicale, una direzione, un programma. Ecco, secondo me invece, la presentazione è finita.” Lo Zio (Sergio Arturo Calonego, voce e chitarra, n.d.r.).
 

BANDA OSIRIS
Pavia, 26 giugno

Nata a Vercelli nel 1980, nei primi anni di attività si dedica prevalentemente a spettacoli di strada. L’originalità della proposta, che fonde insieme musica, teatro e comicità, riscuote un immediato successo. Dalla strada al teatro il passo è breve. Nascono così diversi spettacoli: da Storia della musica volume 1 e 2 (regia di Gabriele Salvatores) a Le quattro stagioni da Vivaldi (regia di Gabriele Vacis), da Sinfonia Fantastica (regia di Maurizio Nichetti) all’ irresistibile Roll over Beethoven e a L’ultimo suonatore, realizzato insieme ad Eugenio Allegri, fino alla collaborazione con Stefano Bollani da cui nascono Guarda che luna! (con Rava, Gianmaria Testa e altri) e Primo piano, un estratto del quale è stato presentato anche al premio Tenco nel 2005 in occasione del trentennale della prestigiosa rassegna. L’ultimo spettacolo, realizzato, per festeggiare i 25 anni di attività, è Banda.25 di cui, recentemente, è uscito anche il DVD. Oltre a partecipare a numerose trasmissioni televisive, in Italia e all’estero (da Doc al Maurizio Costanzo Show a Per un pugno di libri, per citarne solo alcune), il gruppo scrive, dirige e realizza per Rai Tre lo special Musica coi Fiocchi, con la partecipazione della Demo Morselli Big Band. Nelle ultime stagioni partecipa alla serie di trasmissioni domenicali di Serena Dandini, Parla con me, occupandosi della realizzazione ed esecuzione di una stralunata colonna sonora live. Proficuo anche il rapporto con i tre canali radiofonici della Rai, che vede la Banda impegnata nel doppio ruolo di autori e conduttori nelle trasmissioni Una finestra sul mondo della musica, A voi la linea, e in quello di autori di sigle e consulenti musicali per trasmissioni quali Caterpillar, Startrekking e altre ancora. La Banda Osiris, inoltre, compone e realizza colonne sonore per il teatro, per documentari e per il cinema. La musica del film Ospiti, di Matteo Garrone è premiata come miglior colonna sonora del cinema italiano al Festival di Venezia 1998, mentre nel 2004 si aggiudica l’Orso d’argento al Festival di Berlino per le musiche di Primo amore, sempre di Garrone. La versatile band dà alle stampe anche due libri: T’amo pi’oboe e L’Opera da tre sol, e collabora alla realizzazione dell’ Agenda della musica, continuando a rendere ancora possibili altre fantasie e altri mondi sonori.

GIOVANNI BLOCK
Pavia, 26 giugno

Nato e sopravvissuto a Napoli”, dice di sé Giovanni Block, cresciuto tra la musica e il teatro. Flautista e compositore, formatosi al conservatorio di musica di S. Pietro a Majella, coltiva a prescindere dagli studi classici una forte passione per la canzone d’autore, e grande interesse per il jazz. Dal 1997 lavora come flautista (tra orchestre e concerti solisti), ma solo nel 2003 trova la giusta combinazione di giovani amici strumentisti per dar vita al suo progetto di canzone d’autore e fonda il gruppo Giovanni Block & Masnada. Nello stesso anno vince il Primo Premio Nazionale per il miglior brano contro la guerra, al Vasto Music Festival. Nel 2005 è finalista al Bologna Music Festival. Il 2006 lo porta alla finale del Premio Fabrizio De André, a Roma, con La mentalità. Sempre nel 2006 tiene un concerto nella piazza del municipio a Napoli in occasione della notte bianca e vince il concorso Rockin 2006. Nel gennaio del 2007 è in concerto a Portici con James Senese e, pochi mesi più tardi, riceve dalla commissione del Musicultura Festival il premio Sisme come migliore interprete. Nello stesso anno è finalista dell’Arezzo Wave e di nuovo al Premio Fabrizio De André con il brano Canzone Occidente. Ancora nel 2007, è in concerto nell’Anfiteatro Fausto di Terni insieme a Eugenio Bennato, a Giovanni Perilli e ai Musicastoria. A luglio vince il premio Alex Baroni 2007 e il mese dopo partecipa a Dallo sciamano allo showman, alla serata tributo a Domenico Modugno - nel Maschio Angioino di Napoli, riarrangiando ed eseguendo Scalinatella - e al Premio Carosone con Pigliate na pastiglia, all’Arena Flegrea. Intanto accede al corso di Musica applicata ai contesti multimediali, del maestro Lucio Lo Gatto, presso il Conservatorio S. Pietro a Majella. Scrive i brani Musiche per fontane 3 e li esegue sotto l’enorme installazione artistica di piazza Monteoliveto col jazzista Fabio Clary, sotto la direzione artistica del maestro Lo Gatto. Nel settembre del 2007, al The Place è proclamato vincitore della Targa “Bigi” Barbieri come migliore “proposta” dell’ultimo festival della canzone umoristica d’autore Dallo sciamano allo showman. Nel novembre dello stesso anno riceve il prestigioso Premio Siae/Club Tenco come miglior autore emergente. Tra il gennaio e il febbraio 2008 collabora al nuovo album di Alberto Patrucco e partecipa alla rassegna Roma di Amilcare. Attualmente porta il suo spettacolo, Per il resto improvviserò, in giro per teatri e festival Italiani.

FABRIZIO CANCIANI E STEFANO COVRI
Bienno,  26 luglio

Il confine tra il genere “giallo”, il “noir” e la canzone d’autore a volte è labile. Si possono usare le canzoni per raccontare inquietudini e sospetti personali, oppure per celebrare le gesta di un genio del brivido come Diabolik. Ma si può anche scoprire che nei testi di canzoni insospettabili si nascondono dei delitti o delle pene. Fabrizio Canciani e Stefano Covri propongono uno spettacolo di monologhi e canzoni intervallati da “gialli in un minuto”, cercando di fondere la canzone d’autore e il cabaret con le atmosfere noir. Covri, cantautore, nasce e vive a Milano; il suo amore per la canzone va di pari passo con la passione per la chitarra, che inizia a studiare in modo classico per poi passare al mondo del jazz e alla tecnica del fingerpicking e del fingerstyle. Diplomato alla scuola civica Jazz di Franco Cerri, nel corso di questi anni ha ricevuto riconoscimenti importati nell’ambito della canzone d’autore, tra cui il Premio Città di Recanati. Ha partecipato al Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber, al Mantova Musica Festival e al Munchen Festival. Ultimamente ha pubblicato l’album Attimi. Canciani, artista poliedrico, milanese dell’hinterland, dopo aver studiato Storia del Cinema al DAMS di Bologna, collaborato con varie testate giornalistiche, aver frequentato corsi e stages di mimo, recitazione e comunicazione, e aver collaborato con alcuni gruppi teatrali, è approdato al cabaret, considerandolo come un punto di naturale confluenza dei vari modi d’espressione frequentati. Si è fatto le ossa, e i muscoli, sulle pedane milanesi e ora ha al suo attivo numerosi recital in vari locali e teatri italiani. Come artista del teatro-canzone è stato selezionato per il Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber 2007 a Viareggio. Tra gli eventi a cui ha partecipato giova ricordare il Progetto Jannacci al Teatro Filodrammatici di Milano e il Mantova Musica Festival del 2005. Nel 2007 è stato ospite di Dallo Sciamano allo Showman. Come scrittore di gialli ha pubblicato, tra l’altro, La regola della cattura (2004), Qualcosa che non resta (2006), Il mio mitra è il contrabbasso (2007). Nel 1997 ha vinto il premio per il miglior testo al Festival Nazionale Del Cabaret di Torino ed è stato finalista del Premio Ugo Tognazzi di Cremona.

GIORGIO CONTE
Pavia,  27 giugno

Avvocato come il fratello Paolo con cui condivide in gioventù la passione per il jazz, per la musica popolare e per la canzone francese, trasmessa loro dai genitori. Insieme scrivono alcuni brani celebri come Una giornata al mare e La topolino amaranto. Più tardi le loro strade si separano, ma Giorgio continua a firmare canzoni di successo interpretate da Rosanna Fratello, Non sono Maddalena, Fausto Leali e Wilson Pickett, Deborah, come pure da Mina, Milva, Ornella Vanoni e Francesco Baccini. Accanto al lavoro nello studio legale, si dedica al teatro e collabora a diversi programmi radiofonici. Poi, nel 1993, la svolta: dopo la partecipazione al premio Tenco in ottobre, decide di abbandonare lo studio legale per dedicarsi ai concerti. La sua carriera lo porta all’ estero, dove negli ultimi anni si è esibito più di 300 volte tra Austria, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Spagna e Canada con un notevole riscontro di pubblico e di critica. In questi paesi pubblica due nuovi album. Partecipa nel 1996 al Festival Francofolies di Montreal: la sala dello Spectrum è già esaurita con 15 giorni di anticipo. Il pubblico scopre la sua sottile vena ironica, la delicatezza dei suoi temi musicali; viene paragonato dai giornalisti ai grandi chansonniers francesi come George Brassens. Nel 1997 nuovo CD, La vita fosse, e di nuovo in tournée per l’Europa ed il Canada, riscuotendo sempre ampio successo. La Polygram Italia pubblica poi il disco Concerto, registrato dal vivo in un castello medioevale nella cittadina svizzera di Yverdon-les-Bains, ed in seguito, nell’aprile 1999, Eccomi qua. Da lì iniziano anche i concerti in Italia. Nel 2001 è Chicco Santini che farà di tutto affinché L’ambasciatore dei sogni entri nel mercato discografico italiano e nel 2003, questa volta prodotto da Storie di note, tocca a Il contestorie. Quest’ ultimo CD esce insieme ad un libro - edito da Gallo et Calzati - nel quale Giorgio raccoglie brevi scritti da lui tenuti per anni in un cassetto ed ai quali, finalmente, vuole regalare la notorietà. Nel frattempo continuano i suoi concerti in giro per l’ Europa. Nel 2005 arriva il suo secondo album dal vivo Live al Sovrano Festival/Alberobello 2004. Nel 2007 pubblica un altro libro, Sfogliar verze, e mette su uno spettacolo teatrale, Controtempo.

SIMONE CRISTICCHI
Pavia,  25 giugno

Inizia a suonare per caso, all’età di 16 anni, muovendo le dita su una vecchia chitarra trovata in soffitta e subito comincia a comporre strane canzoni, che sembrano piacere. Nel 1998, dopo massacranti tour nelle case di amici, odore di cantine e chitarre prestate, vince il concorso nazionale Cantautori 1998, aggiudicandosi anche il Premio S.I.A.E. per la migliore canzone, L’ uomo dei bottoni. La sua voce, la sua chitarra “saltellante” e i suoi testi pungenti, cominciano a farsi notare anche nel Locale, un contenitore di artisti come Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Max Gazzè e Tiromancino. Nello stesso periodo apre il concerto di Niccolò Fabi e, in seguito, di Max Gazzè. Nel 2000 esce, per la Carosello Records, Elettroshock.
Nel Novembre 2002 viene chiamato da Pippo Baudo a far parte di Destinazione Sanremo. Nel Settembre 2003 vince il Cilindro D’Argento, premio per cantautori emergenti nell’ambito di Una casa per Rino, Festival dedicato a Rino Gaetano. Il 12 Aprile 2005 sul palco del Palalottomatica, durante il concerto di Biagio Antonacci, canta Vorrei cantare come Biagio e nell’estate del 2005 entra nel cast del Festivalbar. In seguito esce Fabbricante di Canzoni, il suo primo album, che vince, tra gli altri, il Premio della Critica di Musica & Dischi come Miglior Album di Debutto 2005 e nell’estate vince la Targa “Bigi Barbieri” la Proposta del Festival Sciamano Shoman. All’inizio del 2006 è alla Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma per la serata tributo a Sergio Endrigo e due mesi dopo partecipa al Festival di Sanremo 2006 con Che bella Gente, mentre in autunno riceve la targa Tenco per l’opera prima. Il 2007 si inaugura con la vittoria del Festival di Sanremo, dove Simone presenta il brano Ti regalerò una rosa, ottenendo anche l’ambito Premio della Critica. Il singolo è tratto dall’album Dall’altra parte del cancello, che viene pubblicato a marzo. In novembre torna al Premio Tenco, che apre, cantando, come tradizione vuole, Lontano lontano. Intanto, uno spirito malvagio-underground di nome Rufus è diventato il suo amico immaginario, creando una forte scissione nella sua personalità artistica e un notevole scompiglio durante le sue apparizioni. I migliori esorcisti, psichiatri e discografici del globo stanno studiando il modo per espellere l’entità dalla sua vita, senza nessun risultato. Per fortuna.

ALESSANDRO DUCOLI
Pavia,  27 giugno

Il Ducoli nasce a Breno. Due sorelle maggiori lo costringono all’ascolto reiterato di tutta la peggiore musica melodica italiana degli anni Settanta fino a metà degli anni Ottanta, quando decide di salvarsi la vita e acquistare un proprio walkman. Trasferitosi a Padova per frequentare l’università, inizia ad avvicinarsi alla chitarra e scrive le sue prime canzoni. Nello stesso periodo, in collaborazione con il chitarrista Luciano Mirto, incide due demotape: Rosso (1994) e Sopra i muri di questa città (1995). I lavori passano totalmente inosservati e il Ducoli inizia a lavorare alla stesura del suo primo album solista: Lolita (1996). Lolita è un disco immaturo, ma contiene già alcuni brani che hanno segnato e segnano tutt’ora la sua carriera. Sempre nel 1996, con lo pseudonimo di Bacco il Matto, comincia la collaborazione musicale con il chitarrista Nicola Bonetti, che porterà ad un’intensa attività live e alla produzione di due album: S. Marco (1999) e Cercatori d’oro (2000). Il riconoscimento di critica consente “al Bacco” di muoversi sui più diversi palcoscenici d’Italia. Nel 1998 la carriera solista del Ducoli, parallela a quella ben più attiva come Bacco il Matto, prosegue e viene arricchita dalla presenza del chitarrista Mario Stivala, con cui costruisce le canzoni e gli arrangiamenti di Malaspina (1999), il suo secondo album solista, cui segue Anche io non posso entrare (2001). Nel 2001 la sua attività live inizia a concentrarsi sulla promozione dei suoi lavori solisti, nasce così La Banda del Ducoli. Nel 2003 esce Taverne, stamberghe, caverne con cui la Banda del Ducoli, l’anno successivo, è finalista al Premio Recanati e al Festival di Mantova.
Nel 2006 pubblica Brumantica, che vede la partecipazione del batterista Ellade Bandini, del contrabbassista Ares Tavolazzi, del pianista Alessandro Galati, del trombettista Fabrizio Bosso, oltre ad altri ospiti d’eccezione quali Sandro Gibellini e Tino Tracanna. Il disco viene promosso insieme a un quartetto noto come Bartolino’s con cui nel 2008 pubblica Artemisia Absinthium.

FIGLI DELLA VEDOVA
Pavia,  25 giugno

I Figli della Vedova calcano le scene dal 1994, anno in cui appaiono, per la prima volta, con il nome di Figli della Vedova Clicquot, in un locale della periferia milanese chiamato Champagne (da cui il nome del gruppo), proponendo al pubblico un nutrito repertorio di composizioni inedite - in uno stile che può essere definito “rock-ironico-mediterraneo” - alternate a canzoni d’autore, scelte e rivisitate con particolare cura.
Nel 1999 si aggiudicano il Premio della critica al concorso nazionale Voci per la Libertà, organizzato da Amnesty International; nel 2000 risultano vincitori del Premio Heineken Music Club; nel 2001 sono finalisti al Festival di Castrocaro Terme e nel 2002 prendono parte all’Accademia della Canzone di Sanremo.
Nel 2003/2004, con il pretesto di festeggiare i dieci anni di attività del gruppo, i Figli mettono in scena la loro prima opera prima, L’amore no (dalla tenda al tandem), uno spettacolo teatrale-musicale incentrato sull’evoluzione dei rapporti sentimentali dai tempi della tenda (l’adolescenza), all’età del tandem (i trent’anni). Lo spettacolo, interamente scritto dai Figli, è presentato con successo in numerosi teatri e circoli lombardi. Un estratto di tale spettacolo, nel luglio dello stesso anno, è utilizzato dal gruppo per aprire il concerto di Francesco Baccini a Rovigo.
Il gruppo ha all’attivo un unico CD, Dal vivo, auto-prodotto e pubblicato nel 2001.
 

Fiö DLA NEBIA
Pavia,  25 giugno

Il gruppo musicale I fiö dla nebia si è formato nel 1991 e nasce dall’esperienza di molte formazioni pavesi che negli anni si sono affiancate ai fondatori del gruppo iniziale. L’attuale formazione è guidata da Silvio Negroni, attivo fin dagli anni Sessanta come autore e cantante in proprio, nonché come autore per Wess, Iva Zanicchi, Claudio Lippi, Loretta Goggi, e soprattutto per Drupi. Nel gruppo, Negroni, oltre ad essere autore di tutti i brani, canta e suona la chitarra. A lui si aggiungono: Faliero Cani, basso e fisarmonica; Carlo Gatti, tastiere; Gianfranco Cignoli detto Cignö, chitarra; Lele Rossi, batteria e Max Bernuzzi violino, basso e tastiere. Nel corso degli anni realizzano insieme cinque musicassette e quattro CD, presentati con cadenza biennale al Teatro Fraschini di Pavia, da My Smorbi Blues del 1993 fino all’ultimo, Comunque (anyway), del maggio 2005, passando attraverso Roba da Fiö del 1997; Quartiere, uscito nel 1999;
Nel 2000 a. C. del 2001; Quelli che ... i g’han no al CD, cassetta uscita nel 2001 come strenna natalizia dedicata a tutti quelli sprovvisti dei due cd precedenti, e Baritoni del 2003.
Caratteristica de I fiö dla nebia, che eseguono brani completamente originali ed inediti, è l’utilizzo del dialetto pavese (appartenente alla categoria dei dialetti gallo-italici, un ramo dei dialetti settentrionali cui appartengono anche le altre varietà del lombardo, i dialetti piemontesi, liguri, emiliani e romagnoli) per raccontare storie e situazioni di pavesità, che sono poi le realtà della vita di provincia, senza che tutto questo abbia un significato riduttivo... anzi. I testi sono sostenuti da musiche che risentono delle varie esperienze musicali dei componenti, nella costante ricerca di nuovi e curiosi abbinamenti. Per definire il loro genere hanno coniato il termine "Mesesia", ovvero nessun vincolo di stile, genere o moda. Unico obiettivo, quello di adattare al testo la musica che ritengono più confacente. Sempre frequenti i riferimenti a temi e personaggi storici, un piccolo contributo culturale alla storia e al costume della loro area di riferimento. Un impegno che li ha portati alla vittoria, nel 2006, del Premio letterario Cesare Angelini, assegnato dall’Università di Pavia. Nel prossimo album, che sarà presentato, come tradizione, al Teatro Fraschini, ci sarà anche una canzone scritta da Dario Fo e musicata da Silvio Negroni, La verzine e lo picciriddu.

DANIELE MAGGIOLI
Bienno,  26 luglio

Inizia, con diverse formazioni, a fare apparizioni sparse dalle parti di Rimini e, da solo, a collaborare all’interno dei centri giovani e delle realtà culturali locali come musicista e organizzatore di reading sperimentali, di rassegne cinematografiche e di feste con annesse jam sassions. Nella primavera 2002 partecipa al concorso musicale per parolieri Non sparate sul pianista con il brano Al figlio di Sam, in quella che è la sua prima esibizione come cantautore solista. L’anno dopo ci riprova con un nuovo brano, Esmeralda, liberamente ispirato al romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, che si guadagna il secondo posto. Dal 2003, a seguito dell’autoproduzione di due dischi, Di vento di vino e Seròtina, comincia a battere il territorio locale, dalla città alla più remota campagna. All’attività da solista continua ad affiancare numerose esperienze trasversali, collaborando col teatro e con altre realtà musicali. Nel giugno 2005, col cantautore Antonio Ramberti fonda la compagnia Duo Bucolico con cui partecipa ad Artisti in piazza, festival internazionale di buskers, a Pennabilli. Nel 2005 autoproduce il terzo disco, Ma Cosa?, tratto dall’omonimo spettacolo del Duo Bucolico e l’anno dopo mette su un nuovo spettacolo del Duo Bucolico, Il gatto con le corna. A partire dall’estate 2005, stringe una collaborazione con la Compagnia dei Ciarlatani come co-autore, musicista e attore in uno spettacolo di narrazione e animazione chiamato Equilibrì, il saltimbanco più anziano del mondo. Un nuovo progetto cantautorale in quartetto porta a una nuova autoproduzione, In Quattro, dove la matrice cantautorale si unisce ad influenze jazz, blues e mediterranee. Il quartetto collabora con Jurij Ferrini e la compagnia teatrale URT nello spettacolo Caffè Concerto, che debutta al teatro Politeama di Bra il 3 aprile del 2007. L’anno successivo esce il suo primo disco ufficiale, Pro Loco in cui Rimini è raccontata in una suite originale che unisce undici canzoni a un libro con un breve racconto condito dalle fotografie di Chico De Luigi: un concept album dedicato interamente alla città e ai personaggi che popolano la riviera adriatica.

PETRA MAGONI & FERRUCCIO SPINETTI
Boario Terme,  12 settembre

Il duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti nasce quasi per gioco nel 2003. Lei è una cantante con alle spalle studi di canto classico e musica antica e varie esperienze nel rock, nel pop e nel jazz. Partecipa due volte al festival di Sanremo (nel 1996, con E ci sei, e nel 1997, con Voglio un Dio) e incide due dischi a proprio nome (Petra Magoni, 1996, e Mulini a vento, 1997), uno sotto lo pseudonimo Sweet Anima (uscito nel gennaio 2000) e, come Aromatic, insieme a Giampaolo Antoni, l’album elettro-pop Still alive (2004). Lui è il contrabbassista della Piccola Orchestra Avion Travel, con cui ha registrato diversi dischi, realizzato colonne sonore per film e tenuto concerti in tutta Italia e all’estero. Inoltre ha registrato, in qualità di turnista, per altri artisti italiani, come Fiorella Mannoia, Samuele Bersani, Gino Paoli, Patty Pravo... Musica Nuda è il titolo che danno al loro progetto di voce e contrabbasso. Canzoni diverse: da Monteverdi agli standard del jazz, ai Beatles, ai Police, a Gigliola Cinquetti, ridotte all’essenzialità di una voce e di uno strumento, canzoni in cui c’è sempre qualcosa da poter immaginare. Il loro primo disco, Musica Nuda, esce nel 2004. Da allora, centinaia di concerti su tutto il territorio nazionale e 10.000 copie vendute, la partecipazione a due Premi Tenco e al Primo Maggio 2005, nonché la rotazione sulla radio nazionale e la pubblicazione del disco in Francia, dove raggiungono il disco d’oro con acclamazione della critica e si aggiudicano la presenza per mesi nella top ten della classifica jazz. Non a caso il loro recente DVD, Live in Paris, viene registrato in Francia. Nel 2006 esce Musica Nuda 2, album in cui l’esperienza maturata continua, arricchita dalla presenza di brani originali, sia firmati dal duo che da importanti autori del panorama italiano. Il disco vince la Targa Tenco nella categoria miglior interprete. Oltre a Musica Nuda, insieme all’attrice e cantante Monica Demuru portano in scena AE DI - Odissea pop, concerto d’epica e canzoni.

STEFANO MASCIARELLI
Boario Terme, 12 settembre

Inizia come bagnino al Cral del Ministero di Grazia e Giustizia, poi per circa sette anni si occupa degli affari altrui nella veste di investigatore privato. Un pomeriggio qualunque, mentre passeggia in viale Libia con un collega, nota un annuncio recante una scritta: “Provini per Canale 5”. Si fa coraggio ed entra. Cercano qualcuno in grado di imitare la voce del presidente della Fiat, Giovanni Agnelli, così prende appuntamento e fa il provino. Dopo quindici giorni viene convocato a Milano da Italo Terzoli ed Enrico Vaime e così ha inizio la sua esperienza nel fantastico mondo dello spettacolo. Nel corso di questi anni, oltre a lavorare per la Tv, celebri le apparizioni comiche nelle trasmissioni di Serena Dandini, Avanzi, andata in onda dal 1990 al 1992, Tunnel, del 1993, nonché Disokkupati, del 1997, ed il cinema, recitando tra gli altri accanto a Paolo Villaggio in un film della serie Fantozzi, Fantozzi 2000 - La clonazione, ha l’opportunità di esibirsi in teatro con alcuni spettacoli davvero divertenti e con attori di un certo calibro. Uno per tutti, Chi fa per tre, per la regia di Garinei e Giovannini. Quando è sul palco, il contatto che ha con il pubblico gli suscita un’emozione straordinaria... che quasi non riesce a descrivere. Ama molto la musica e si diverte a cantare in giro per l’Italia con il gruppo musicale degli Awanaganazzaganazzanboys and girl, un nome scelto in onore di Alberto Sordi e dei suoi tanti tormentoni, ripetuti nell’interpretazione di Un americano a Roma. La band, di nove elementi, è composta dalla sezione ritmica, dalla sezione fiati e da una corista. Il repertorio spazia tra i maggiori successi nazionali ed internazionali dagli anni Settanta ad oggi. L’incontro fra Masciarelli e i musicisti avviene negli studi di Domenica In, programma al quale Stefano ha partecipato nelle stagioni 1994 e 1995, e poi nelle edizioni 2002 e 2003. In questi anni il vulcanico attore e la sua personal band riscuotono un notevole successo nei teatri e nei locali, anche all’estero, e nelle più importanti piazze d’Italia. La formazione partecipa inoltre a noti programmi televisivi, quali Carnevale in corso, in onda su Rai Due, e Napoli Napoli, trasmesso da Telemontecarlo, in cui Masciarelli si esibisce nelle vesti di attore, conduttore e cantante.

MARCO ONGARO E MAX MANFREDI
Breno, 17 agosto

Arrivati sulla scena musicale quasi contemporaneamente e giusto in tempo per assistere al crollo inesorabile del boom dei cantautori, Marco Ongaro e Max Manfredi hanno continuato spesso a incrociare le loro strade.
Ongaro debutta nel 1987 con Ai, che vince la Targa Tenco per l’opera prima. Tre anni dopo esce il primo album di Max, dal titolo Le parole del gatto, che si aggiudica la Targa Tenco. Nel 1990 Marco pubblica Sono bello dentro. Nello stesso anno incide Archivio Postumia e, nel 1991, Eptalogia. Nessuno dei due dischi però vedrà la luce. Comincia a coltivare, così, l’idea di essere il “Primo cantautore postumo ancora in vita”, convinto di non riuscire a pubblicare tutto quello che scriverà nel corso del tempo. Nel ‘95 esce, Certi sogni non si avverano e, contemporaneamente, si ritira dalle scene.
Intanto, l’anno prima Manfredi ha dato alla luce il suo secondo album, Max, con la partecipazione di un illustre collega, tale Fabrizio De André. Ongaro ritorna sulle scene nel 2000 in una nuova veste, quella di “Autore su commissione”, scrivendo Lasciatemi vivere, per Grazia de Marchi, e ripetendo l’esperienza per Giuliana Bergamaschi, nel 2002, con Shakespeariana. Max, che intanto ha pubblicato il Libro dei Limerick e l’opera letteraria Trita Provincia, nello stesso anno esce con il terzo CD, L’Intagliatore di Santi. Sempre in quell’anno, Marco pubblica Dio è altrove, su richiesta di Roberto Ceruti de La Scorta, di cui diventa la voce. Ancora nel 2002, esce il quarto CD di Max, Live in Blu, la registrazione di un concerto tenuto con il suo gruppo, La Staffa.
Nel 2003 e nel 2004 Ongaro pubblica due dischi sul tema del degrado ambientale:Sporco Mondo, ancora per Grazia De Marchi, e Esplosioni Nucleari A Los Alamos, commissionato da La Scorta. Nel 2005 escono, un po’ in ritardo, nello stesso disco, Archivio Postumia e Eptalogia, mentre Max organizza un suo spettacolo-concerto al Teatro Duse, I girovaghi sedentari e l’anno dopo presenta alla Galleria d’Arte Moderna di Genova la sua “silloge gracidante” Batrax: una lettura scanzonata de Le ranocchie turchine del poeta futurista Enrico Cavacchioli.
Nell’aprile 2007 debutta a Parigi l’opera lirica Kiki de Montparnasse, musica di Andrea Mannucci e libretto di Ongaro, e in agosto esce il CD Anni Ruggenti che Marco incide con la Storyville Jazz Band, mentre, in novembre, Max torna al Tenco.
Tanta strada percorsa guardandosi e cercandosi, ma anche richiamandosi: Max, nel 1990, in Va’ a dormire Europa si riferisce diverse volte a Marco, e Ongaro gli risponde nel 2002 scrivendo una canzone che s’intitola: Il conte Max di Genova. Insomma, sentire comune, rotta comune e ora…un approdo camuno.

ROSSOANTICO
Roma, 23 ottobre

Rossoantico è una formazione che nasce motu proprio, sul palco del The Place, dove, durante la notte, si radunano spesso e volentieri alcuni tra i musicisti più apprezzati del panorama nazionale. Tra essi, molti accompagnano nei tour e nei dischi artisti come Carmen Consoli, Pino Daniele, Nino Buonocore, Massimo Ranieri, Simone Cristicchi, ma al di là di queste apprezzabili note biografiche, si tratta di un vera e propria esperienza - laboratorio stabile, che prosegue senza soluzione di continuità da oltre sei anni e che da un anno si è deciso di portare “allo scoperto”.
L’idea trova sostegno nella straordinaria esperienza di Pericle Odierna dell’orchestra di Sofia, alla direzione, e nella grande padronanza tecnica e sensibilità dei musicisti accomunati da un fortissimo sentire comune. Il pretesto è l’arrangiamento di alcuni brani originali che parlano di storie che potrebbero anche solo raccontarsi e che, proprio per questo, necessitano di una musica che sia capace di illustrare, colorare, enfatizzare, emozionare.
La ricerca dell’energia evocativa della musica schiude l’uscio di un mondo parallelo nel quale i Rossoantico si rifugiano e si “arrecreano” (non c’è altro termine in italiano), sperando ogni volta di trasmettere a chi ascolta questa ebbrezza infantile che li pervade nell’esplorazione.
Il concerto è un vero e proprio viaggio alla ricerca di un suono. Un suono che tutti abbiamo nel cuore, quello della canzone popolare, quella che accomuna le generazioni, quello che i cantautori francesi, italiani, brasiliani, greci, hanno scelto per raccontare le loro storie, quello dei mariachi messicani o della art popular brasileira. Un suono che attraversa i confini dei paesi cambiando il suo ritmo, che diventa tango in Argentina e sirtaki in Grecia, tarantella in Italia, proprio come un turista che arriva in Russia e si mette il colbacco. Ma sarà questo continuo viaggiare che cambierà quel turista e quel suono, e così il sirtaki diventa italiano, il tango brasiliano, e la taranta messicana, e il turista anche a Mosca terrà il suo sombrero, perché non avrà più bisogno di essere accettato, gli basterà essere riconosciuto.
I Rossoantico sono: Adriana Ester Gallo & Elena Majoni, violino; Marco Monaco e Puccio Panettieri, batteria; Ciccio Accardo, chitarra; Antonio Pascuzzo voce; Cavaquinho Michele Ranieri, fisarmonica; Pericle Odierna e Peppe Russo, fiati; Patrizio Sacco, contrabbasso e Mario Dovinola, pianoforte.

SAINKHO
accompagnata al pianoforte da
Sasha Pushkin

Un miscuglio di elementi tradizionali fuso con sperimentazioni moderne caratterizza il suono di Sainkho Namtchylak, un’artista che proviene da un lontano villaggio di Tuva, regione della Siberia centro-meridionale ai confini con la Mongolia.
Nata in una famiglia di origini nomadi, Sainkho inizia a studiare musica nel suo paese per poi completare gli studi a Mosca. Nel contempo arricchisce il suo modo di cantare apprendendo, in Siberia, differenti tecniche vocali di tradizione sciamanica e lamaista, così come lo stile tradizionale di Tuva, basato sul canto diplofonico, ovvero la contemporanea emissione di due suoni. Inizia la sua carriera con il Tuvan State Folk Ensemble, partecipando a tournée in Europa, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada.
Nel 1987 pubblica Lost River, il suo album più tradizionale. Nel 1993 raccoglie tutto il materiale registrato negli ultimi sei anni in Out of Tuva e comincia a portarlo fuori dai confini russi. Quattro anni dopo esce Letters, sperimentazioni vocali basate sulle lettere spedite a casa ai suoi genitori dal 1980 al 1993 mentre era studente.
A partire dal 1998 inizia a lavorare con musicisti russi nel tentativo di fondere la tradizione con suoni d’avanguardia. Pubblica, quindi, tre album: Naked Spirit nel 1998, in cui c’è un duetto con il musicista armeno Djivan Gasparyan; Stepmother City nel 2001, con diverse canzoni in inglese e Who Stole The Sky nel 2003. In questi lavori c’è una grossa tendenza alla diversificazione culturale del suono, tenendo però sempre presente la sperimentazione elettronica. “Tutto ciò che è nuovo - dice la cantante - non è altro che qualcosa che proviene dal passato e che è stato dimenticato.
Non c’è mai nulla di completamente nuovo. Nell’arte, in particolare, sembra tutto innovativo, ma in realtà c’è sempre un vecchio decoro all’interno di ogni espressione. Per me non c’è una profonda distinzione tra la tradizione e la modernità, esiste bensì qualcosa che possiamo definire i colori, i disegni, i differenti materiali, che vengono combinati.
Tradizione significa conservare la storia dentro di sé, modernità invece trovare un nuovo aspetto, un nuovo vestito alla tradizione”. Nel 2005 pubblica un libro di poesie, Karmaland, e il disco Arzhaana, mentre l’anno successivo esce Forgotten streets of St. Petersburg, registrato insieme ai TriO. Malgrado sia una delle maggiori ambasciatrici nel mondo della cultura di Tuva, nel suo paese Sainkho non è molto ben vista.
Il motivo principale di questa avversione è che la musica diplofonica di Tuva è una tecnica essenzialmente maschile e le donne non dovrebbero usarla.

SELTON
Cevo,  18 luglio

Casualmente, quattro giovani ragazzi di Porto Alegre, una città nel sud del Brasile, si incontrano a Barcellona. Per caso o meno, Ricardo Fischmann, Eduardo Dechtiar, Ramiro Levy e Daniel Plentz condividono la città natale, la passione per la musica e la necessità di sopravvivere lontano da casa. L’insieme di queste cose, più alcune altre deviazioni, li mettono fianco a fianco su una delle panchine del Parco Güell. È l’inizio di una storia molto particolare. Il suo nome è Selton.
La band inizia a suonare canzoni dei Beatles per i turisti, con lo scopo di divertirsi e di raccimolare qualche moneta. Dopo un mese di musica le monete si trasformano nel loro primo demo CD, che comincia ad essere venduto nel parco. Nel giro di un anno, la band riesce a vendere un migliaio di copie. Contemporaneamente, cominciano a mettere il naso anche fuori dal parco. Nel maggio del 2006, suonano al Voll-Damm’s Jazz Festival di Barcellona. Poi, nel luglio dello stesso anno, si recano in Francia per esibirsi nel Voix du Gaou, un festival dove hanno suonato gruppi come i Pixies, i Massive Attack e Jamiroquai.
Mentre suonano nel parco, partecipano ai festival o, semplicemente, fanno concerti in giro per la città, capita l’occasione che cambia i loro orizzonti. Un produttore italiano di MTV, del programma “Italo (Spagnolo)” di Fabio Volo, li nota e subito li invita come ospiti. I Selton partecipano due volte allo spettacolo e durante queste esibizioni incontrano i produttori dell’ Istituto Barlumen, una società produttrice di Milano. Così, lasciano le panchine del Parco Güell e, alla fine del mese di settembre del 2006, si trasferiscono a Milano per lavorare al progetto Banana à milanesa, un ponte diretto tra la capitale lombarda e il Brasile. Si tratta, infatti, di una raccolta di cover di Enzo Jannacci e Cochi e Renato più due originali (Banana à milanesa e La cosa rosa). L’incontro tra i quattro giovanissimi brasiliani e i tre “vecchi” milanesi produce un omaggio alla tradizione surreale degli anni ’60 e ’70, riuscendo nell’impresa di trasferirla in lingua portoghese.
Nati dal contatto diretto con il pubblico, i Selton cercano il riconoscimento in ogni sorriso della gente che li ascolta e forse è proprio a causa di questo atteggiamento sincero e di semplice devozione verso la musica che suscitano tanto interesse e, soprattutto, riscuotono tanta simpatia.  www.ifcom.it, IF COMUNICAZIONE, Ufficio Stampa, organizzazione, eventi verona, comunicazione, web, corporate, cream magazine, cream university, Michele Annechini, Annechini, Michele, Annechini Michele, Carlo Lenotti, Alessandra Valbusa, eventi, verona, eventi a verona, stasera, concerti, live, music, live music verona, music club, Alessandra Valbusa, Alessandra Valbusa, Elettra Mallaby, Toobuscy.com, Palù, Villa Maffei, Palù, concerti, musica, Corriere della Sera, Portale Verona Live, eventi Verona, spettacoli Verona, arte Verona, cultura Verona e nella provincia di Verona, pasqualini, mirco, flashs, shockwaves, macromedia, webs, homes, pages, designs, solutions, young, fresh, in, trends, creatives, innovatives, pictures, images, graphics, pics, internet, intranet, swiss, professionals, creatives, innovatives, javas, cgis, htmls, applets, databases, activex, screens, news, sites presences, marketings, outsourcings, activity, activities, onlines, medias, communications, customers, attractives, privates, corporates, frames, enterprises, firms, switzerland, bern, worb, mathias, ruch, daniel, roth, andy, marchand, reliables, fasts, uncomplicateds, unusuals, trendys, layouts, codings, programmings, codes, scripts, access, oracles, multimedias, sounds, videos, ootworld, ootworld.com, avis, gifs, jpgs, jpegs, mpges, mpgs, moves, movies, waves, spectaculars, amazings, astoundings, sexy, webs, homes, pages, designs, solutions, young, fresh, in, trends, mcreatives, innovatives, pictures, images, graphics, pics, internet, intranet, swiss, professionals, creatives, innovatives, javas, vasco, Rossi, Rem, simple, minds, baglioni, pausini, gigi, d'alesio, cgis, htmls, applets, databases, activex, screens, news, sites presences, marketings, outsourcings, activity, activities, onlines, medias, communications, customers, attractives, privates, corporates, frames, enterprises, firms, switzerland, bern, worb, mathias, ruch, daniel, roth, andy, marchand, reliables, fasts, uncomplicateds, unusuals, trendys, layouts, codings, programmings, codes, scripts, access, oracles, multimedias, sounds, videos, avis, gifs, jpgs, jpegs, mpges, mpgs, moves, movies, waves, spectaculars, amazings, astoundings, sexy, made in italy, zed, zedlive, zedworld, palasport, padova, musica, concerti, live, Tra musica e parole, musica, brizzi, john de leo, concerto, concerti, Bikini The Cat, Fabrizio Tarroni, chitarre, If Comunicazione, Associazione Culturale IF, Verona, Cultura, Comune di Verona, Provincia di Verona, Rock