"DALLO SCIAMANO ALLO SHOWMAN"
di Nini Giacomelli
condirettore artistico del Festival

Il giornalista e amico Enrico Deregibus, curatore degli incontri culturali di Sanremoff, una serie di conferenze che fa parte integrante del Festival ligure, ci ha dedicato lo scorso febbraio uno degli incontri in calendario per offrirci l’opportunità di presentare il nostro Festival camuno ad un pubblico vasto ed eterogeneo.
Devo precisare per correttezza e per gratitudine che la nostra partecipazione all’incontro ha comportato anche una speciale e sofferta eccezione del Tenco, partner del nostro Festival, a una ferrea regola.
Come è noto, infatti, la Rassegna del Tenco, dove la musica d’autore da sempre conta più del mercato discografico e della bagarre mediatica, è molto distante dal Festival di Sanremo. Nell’ambito della presentazione, nella quale erano coinvolti, oltre all’insostituibile Bibi Bertelli, anche Alberto Patrucco e Massimo Bardotti, abbiamo sottolineato il profondo legame tra il compianto direttore artistico del Festival dello Shoman - uno dei grandi nomi della storia di Sanremo e allo stesso tempo personaggio di assoluto riferimento per il Tenco - e la Valle Camonica. Il nostro intervento si intitolava infatti “Sergio Bardotti: uno shomano in Valle Camonica”.
Anche quest’anno dunque il Festival ci sarà. Ma se ce la facciamo a “tenere in piedi” questo evento lo si deve solo a persone speciali, a persone che, credendo in un’idea, si danno ad essa senza riserve e senza orari, senza attese e senza pretese. Persone come quelle del Tenco, come Sergio Staino, Gianni Mura, come alcuni spontanei e generosi sponsor e qualche oculato amministratore, come qualche giornalista (perché raccontare il Paese Reale oggi, anche quando si parla di spettacolo, è davvero un atto di coraggio. Si parla tanto e giustamente di politica cieca, ma non è che l’informazione, quella locale in testa, in questi ultimi 10 anni abbia avuto una vista d’aquila e un coraggio da leone!), come tutti i collaboratori e come quegli artisti che limano sempre, e molto, il loro cachet. Non mi stanco di ripetere che il Festival è fatto con loro, di loro e grazie a loro. Sono certa che non siano molti gli eventi locali che possono contare su tanta generosità. Su un dare che non viene da ingerenze e spinte politiche nè da suggerimenti di eminenze grigie e supportato da informazione prezzolata, che non nasce dalla retorica ma dal cuore. Il pubblico che ci segue sempre numeroso lo sente.
Mi sia consentito a questo punto un inciso familiare. Mio padre era un uomo semplice, non faceva grandi discorsi. Un giorno, ero adolescente, portai a casa una pagella discreta ma con un memorabile quanto esecrabile 8 in condotta. Lui mi chiese quali fossero i miei sogni. Mi lasciò parlare e poi mi disse: “Se non hai soldi e se tuo padre e tua madre non sono persone che intrallazzano, hai pochi modi per realizzare i tuoi sogni. Uno è entrare nelle faccende della Chiesa o in quelle della politica. In questo caso avrai sicuramente successo e denaro, ma avrai sempre davanti a te un padrone cui inchinarti e dovrai anche accettare compromessi non sempre puliti, ti piaccia o no. Un altro modo per tentare di seguire i tuoi sogni è fare tanta, tanta fatica, sperando in un briciolo di fortuna. È il modo più duro, pieno di insidie e di ostacoli, perché i liberi pensatori non piacciono a nessuno, ma ha un vantaggio: non prevede padroni. A te la scelta”. Preciso anche che mio padre non era un mangiapreti. Quando aveva il turno di lavoro mattutino, andava a messa nella cappella dell’ospedale, alle 5, pur di non perderla. Non frequentava consigli pastorali e, pur avendo una sua precisa idea politica, non aveva tessere, se non quella dei Combattenti e Reduci, visto che aveva fatto sette anni di guerra, prigionia compresa.
La mia scelta è stata naturalmente una libertà ricca di idee. Per questo ancora oggi, dopo venti anni e più di attività, non mi stupisco della meravigliosa fatica che si fa per realizzare piccole e grandi cose, e di quanta libera gente abbia voglia di unirsi a questa fatica. Grazie ancora a tutta questa gente straordinaria.
Un grazie va anche agli Eredi Bardotti per avere messo a disposizione documentazione utile per il nostro Festival, per la prossima Rassegna Tenco, che sarà dedicata a Sergio Bardotti, e per gli archivi storici del mio prezioso e instancabile condirettore artistico: Enrico de Angelis.
Quest’anno con il Festival si parte da Pavia, la bellissima città che ha dato i natali a Sergio Bardotti e alla quale la Valle Camonica è unita anche dal Nobel camuno Camillo Golgi. Pavia ha accolto la nostra proposta mettendoci a disposizione il Broletto e le Scuderie del Castello Visconteo per 5 giorni di spettacoli, incontri culturali, riti sciamanici e una mostra dal titolo “Le creature discografiche di Sergio Bardotti”. Mostra di copertine. Ma non ci sarà solo il Festival a ricordare Sergio. Il Comune gli dedicherà infatti anche una via della città.
Da Pavia si verrà poi in Valle Camonica, seguendo un percorso d’acqua: a Bienno, Valle dei Magli, nell’antico borgo medievale, a Breno, presso il Santuario di Minerva, e poi nella splendida cornice della pineta di Cevo, per chiudersi con due serate spettacolo, alle Terme di Boario. Come dire: la Valle c’è. Si chiuderà a Roma, dove, durante una serata spettacolo, il Cuoco vincitore del concorso culinario organizzato nel contesto del Festival, ritirerà la Targa “Cuoco Shomano 2008”.
Buon Shomano a tutti.

 

LO SHOMANO SCENDE A VALLE
di Enrico De Angelis
condirettore artistico del Festival

Lo shomano scende a valle. Per modo di dire, perché è difficile scendere a valle da qualcosa che è già una valle, la Valle Camonica appunto; diciamo allora che il festival “Dallo sciamano allo showman” scende al piano e parte da Pavia. Il motivo è semplice, persino doveroso: è la città di Sergio Bardotti, a lui cara. Un altro modo - fra i tanti - per sentire Sergio ancora tra di noi, dopo lo scherzo che ci ha fatto l’anno scorso, e dopo quattro anni di direzione artistica del festival.
Nell’uscire dalla provincia di Brescia, s’è deciso di festeggiare Pavia con una specie di antologia del passato, invitando su tre giorni di fine giugno altrettanti artisti assai rappresentativi che già avevamo visto nelle edizioni precedenti: Banda Osiris, Giorgio Conte e Simone Cristicchi. Rispettando però anche una nostra tradizione: cioè richiamando sulla prima piazza del festival un premiato dell’anno precedente, in questo caso la Targa “Bigi” Barbieri 2007 Giovanni Block. Il programma pavese è completato da incontri pomeridiani con questi stessi artisti, da una mostra dedicata a Bardotti (a cura di uno dei maggiori collezionisti discografici italiani, Franco Settimo), dall’immancabile rito sciamanico (tenuto dall’autorevole studioso Gigi Borri) e da alcuni nomi emergenti che concorrono alla Targa “Bigi” di quest’anno, le cosiddette “Proposte del Festival”. I primi, a Pavia, sono Alessandro Ducoli, i Figli della Vedova, i Fiö dla Nebia.
Si risale in valle per gli altri appuntamenti: a Cevo, a Bienno, a Breno e a Boario. Nelle prime due località, altre “proposte” come Arturo Fiesta Circo (nome d’arte di Sergio Arturo Calonego), i Selton (un quartetto di brasiliani che cantano in portoghese le canzoni di Jannacci e Cochi e Renato!), il duo Stefano Covri & Fabrizio Canciani (volti noti ma stavolta insolitamente in coppia), Daniele Maggioli (autore di una singolare “saga” ironica sul mondo balneare della riviera romagnola).
A Breno due serate particolarissime. In una si riuniscono per la prima volta, in una produzione esclusiva per il nostro festival, due tra i cantautori italiani più apprezzati dalla critica: Max Manfredi e Marco Ongaro. Naturalmente nel loro lato più spiritoso, mentre il versante sciamanico della nostra manifestazione è garantito da un nome grandissimo: quello già ben noto di Sainkho Namtchilak, dalla Repubblica di Tuva.
Le Terme di Boario rientrano alla grande nel nostro calendario con due serate sicuramente divertenti (il duo Petra Magoni-Ferruccio Spinetti, e la band di Stefano Masciarelli) ma anche con la presenza di un grande personaggio del nostro tempo: Ottavio Missoni. A cui vogliamo assegnare la Targa Shomano destinata, come si sa, a “un personaggio della cultura che si distingua nel suo settore per il suo carisma, anello di ipotetica congiuntura tra il potere medianico e il potere mediatico”. Un vecchio amico, Gianni Mura, ci ha aiutato in questa idea, e sarà lui a condurre un incontro pubblico con Missoni che si preannuncia da fuochi artificiali.
Come l’anno scorso, finale ottobrino a Roma, in un music-club caro al Club Tenco: The Place. Sarà lì che troverà riconoscimento un altro filone del festival, quello enogastronomico, con la premiazione del “cuoco shomano” camuno del 2008.

 

BARDOCI
di Sergio Secondiano Sacchi
direttivo Club Tenco

Mentre stavamo preparando l’edizione del Tenco 95, l’ultimo gestito dal fondatore Amilcare Rambaldi, ascoltavo insieme a Sergio una canzone di un altro Sérgio, quel Godinho cantautore portoghese a cui avremmo assegnato il Premio Tenco di quella edizione. La canzone, che si intitolava Que há-de ser de nós? Godinho la cantava con il brasiliano Ivan Lins, coautore del brano. Ascoltando i due, il nostro Sergio fece alcune considerazioni sulle diverse pronunce affermando: “Quella portoghese suona, alle orecchie di un brasiliano, dura, rigida. Come quando noi sentiamo l’italiano parlato con accento tedesco”.
E, di conseguenza, la carezzevole cantilena fonetica brasiliana, tante volte trasformata da Sergio nella nostra lingua, aveva smorzato quell’eccesso di consonanti dentali del suo cognome trasformandolo, appunto, in “Bardóci”. Togliendogli così quel suono eccessivamente europeo, oserei dire quasi lusitano. Anche perché i Brasiliani lo chiamavano soltanto col cognome persino nei crediti discografici, come quando partecipò al coro di Fantasia di Chico Buarque de Hollanda.
E “Bardóci” è il nome con cui anche noi del Club Tenco lo ricorderemo, nelle varie occasioni disseminate in questo 2008, anno che abbiamo deciso di dedicare proprio alla sua memoria. Un nome che non rievochi soltanto quella passione per la canzone d’autore brasiliana che ha saputo farci apprezzare con la ripetuta offerta di conoscenza, ma che ci sappia restituire, con fraganza anche onomatopeica, la sua dolcezza e la sua musicalità di vita e di pensiero. Perché, nella nostra di memoria, conserviamo tante pagine che non vorremmo proprio che venissero cancellate con la sua scomparsa.
La prima di queste occasioni è proprio rappresentata da questo appuntamento a Pavia. La sua città natale, legata da molta aneddotica alla stessa storia del club Tenco. Nell’immediato dopoguerra qui si laureò in farmacia Bigi, uno dei personaggi più rappresentativi della nostra storia. E Bardóci se lo ricordava, lui scolaretto delle elementari, quello studente sanremasco protagonista della goliardia pavese. Lo ricordava ancora con quell’appellativo “Belín” che tradiva la provenienza regionale di Bigi. A me, figlio di un Pavese, è sempre piaciuto il rapporto di Sergio con la propria città. Mi stupiva, a volte. A tale proposito ricordo alcune serate milanesi, nel 1983, alla vigilia del Tenco 83. Trascorse con Carlinhos Vergueiro che Sergio aveva portato in Italia in occasione della nostra manifestazione. Si tirava notte fonda, tra arpeggi di chitarra, canzoni ripescate nella memoria e vino ripescato nella cantina. Con Carlinhos e Bardóci si cantava e ci si scambiava scampoli di vita. Quando ci si alzava da tavola, a me restava pochissima strada per andare a letto. Qualche metro soltanto, per raggiungere la camera. Carlinhos dormiva in un albergo non molto distante da casa mia. Ma Bardóci tornava puntualmente fino a Pavia, a trascorrere quelle poche ore che lo separavano dagli appuntamenti del mattino seguente, in sala di registrazione (stava preparando Uomini con Ornella Vanoni). Aveva saputo assimilare come pochi la massima del suo caro Vinicius “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” e questi continui spostamenti, che noi consideravamo a volte eccessivamente frenetici, erano la testimonianza del suo sapere incontrare continuamente persone.
Sia Carlinhos che Ornella e Chico Buarque sono tra i protagonisti del disco che si intitolerà, guarda caso, proprio Bardóci. Un prezioso cd, composto da inediti e rarità, che farà parte della collana dei Dischi del Club Tenco. Si tratta, soprattutto, di traduzioni, a sottolineare il ruolo di ambasciatore delle varie culture musicali che Sergio si era guadagnato con la sua opera. Con loro, a ricordarlo, ci saranno anche Gino Paoli, Massimo Ranieri, Roberto Vecchioni, Sergio Cammariere, Morgan, Stefano Bollani, Alberto Patrucco e altri, nonché i catalani Joan Manuel Serrat e Joan Isaac. Naturalmente, i quattro stranieri cantano tutti in italiano. Anche loro con versioni appositamente incise.
Il disco verà presentato in occasione del Tenco 08, che si svolgerà nei giorni 6, 7 e 8 novembre. Durante la manifestazione saranno molti i cantanti a presentare una canzone di Sergio, non soltanto coloro che partecipano al disco. E, naturalmente, nelle nostre previsioni, c’è anche il progetto di dedicare all’avvenimento un ulteriore disco con registrazioni dal vivo.
Sempre al Tenco verrà presentato anche un libro, per i cosiddetti tipi dell’Editrice Zona, nostro abituale partner editoriale, dedicato alla sua produzione di autore. Un libro che privilegia proprio l’opera, con un’ampia selezione di testi che testimonieranno le sue varie collaborazioni: da quella storica e fondamentale con Sergio Endrigo, a quelle con Lucio Dalla, Gino Paoli, Umberto Bindi, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Marisa Sannia, Gianni Morandi, Michele. Passando anche attraverso la sua importantissima opera di traduttore che lo ha portato non soltanto ai poeti della canzone brasiliana, ma anche, restando in Europa, a cantautori come Charles Aznavour, Jacques Brel, Serge Gainsbourg o Joan Manuel Serrat. E al libro sarà allegato un ulteriore disco dove sarà documentata la voce stessa di Sergio.
Perché, non vogliamo cadere nella retorica di circostanza secondo cui Bardotti rimane sempre con noi. No, Bardóci non è più con noi e ci manca continuamente.
Per questo ci piace ricordarlo tenendo continuamente in vita la sua opera.

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